Ho scoperto cosa contengono davvero le candele: ora non accenderò mai più queste in casa

Le candele profumate riempiono l’aria di casa con aromi avvolgenti e atmosfere rilassanti. Eppure, dietro al fascino di una fiamma tremolante potrebbe nascondersi qualcosa di meno poetico. Quando accendiamo una candela per creare un’atmosfera accogliente, raramente ci fermiamo a pensare a cosa stiamo effettivamente introducendo nell’aria che respiriamo. La maggior parte di noi sceglie le candele in base al profumo, al design del contenitore, al colore della cera. Ma la composizione chimica? Quella resta un dettaglio invisibile, spesso ignorato fino a quando non compaiono i primi segnali: mal di testa persistenti, irritazioni alle vie respiratorie, quella sensazione di aria pesante che ci accompagna dopo ore trascorse in ambienti chiusi.

Non si tratta di allarmismo, ma di consapevolezza. Gli spazi domestici moderni sono sempre più sigillati per ragioni di efficienza energetica. Le finestre rimangono chiuse per ore, specialmente nei mesi freddi. In questo contesto, ogni fonte di inquinamento indoor assume un peso maggiore. E le candele, oggetti così innocui in apparenza, possono contribuire in modo significativo a degradare la qualità dell’aria che respiriamo quotidianamente.

La questione non riguarda solo chi usa candele profumate ogni giorno. Anche un utilizzo occasionale, se ripetuto in ambienti poco ventilati, può accumularsi nel tempo. I composti volatili rilasciati durante la combustione non svaniscono immediatamente: si depositano su tessuti, tappeti, tende, e continuano a essere rilasciati nell’aria per ore dopo che la fiamma si è spenta. Questo effetto di persistenza è particolarmente rilevante in case dove vivono bambini piccoli, anziani o persone con patologie respiratorie preesistenti.

Cosa rende alcune candele potenzialmente problematiche

La stragrande maggioranza delle candele in commercio, soprattutto quelle vendute nei grandi retailers e nelle catene di profumeria, è realizzata in paraffina. Questo materiale ha dominato il mercato per decenni grazie alla sua economicità e versatilità. La paraffina è un sottoprodotto della raffinazione del petrolio: neutra, facilmente modellabile, capace di trattenere coloranti e profumazioni sintetiche con grande efficacia. Dal punto di vista produttivo, è la scelta ideale per la produzione su larga scala.

Il problema emerge nel momento in cui la paraffina viene accesa. Durante la combustione, questo materiale può rilasciare nell’aria una serie di composti organici volatili, abbreviati con l’acronimo VOC (Volatile Organic Compounds). Le candele rilasciano VOC: tra questi, figurano sostanze come il toluene, lo stirene e il benzene, tutti composti che in concentrazioni elevate sono classificati come tossici o potenzialmente cancerogeni.

Uno studio condotto nel 2009 da ricercatori della South Carolina State University ha analizzato le emissioni prodotte dalla combustione di candele in paraffina, confrontandole con quelle di candele in cera vegetale. I risultati hanno mostrato che le candele di paraffina rilasciano sostanze chimiche potenzialmente dannose, mentre quelle in cera vegetale non presentavano lo stesso profilo di emissioni problematiche.

Ma i problemi non finiscono con la cera. Le profumazioni sintetiche impiegate nella maggior parte delle candele commerciali introducono un ulteriore livello di complessità. Molte fragranze artificiali contengono ftalati, una famiglia di composti chimici utilizzati per fissare e prolungare la durata degli aromi. Gli ftalati sono noti interferenti endocrini: sostanze capaci di alterare l’equilibrio ormonale dell’organismo umano. Numerose ricerche scientifiche hanno documentato collegamenti tra esposizione agli ftalati e problemi di fertilità, disturbi dello sviluppo nei bambini, e alterazioni del sistema riproduttivo.

La questione è particolarmente delicata perché gli ftalati non sono sempre dichiarati in etichetta. La normativa europea sulla cosmetica impone la dichiarazione di alcuni ftalati quando presenti sopra determinate soglie, ma le candele profumate non rientrano nella categoria dei cosmetici, rimanendo in una zona grigia dal punto di vista regolamentare. Il risultato è che molti consumatori acquistano candele “alla lavanda” o “agli agrumi” senza sapere se il profumo deriva da oli essenziali naturali o da una miscela di molecole sintetiche stabilizzate con ftalati.

Gli effetti sulla salute e chi rischia di più

Gli effetti dell’esposizione a questi composti variano notevolmente da persona a persona. Un adulto sano, in un ambiente moderatamente ventilato, potrebbe non percepire alcun disturbo immediato. Ma l’assenza di sintomi evidenti non equivale all’assenza di impatto.

I soggetti più vulnerabili sono facilmente identificabili. I bambini, il cui sistema respiratorio e ormonale è ancora in via di sviluppo, rappresentano la categoria a maggior rischio. La loro frequenza respiratoria più elevata li porta a inalare un volume d’aria proporzionalmente maggiore rispetto agli adulti, aumentando l’esposizione relativa a qualsiasi contaminante presente nell’ambiente. Gli anziani, soprattutto se affetti da patologie respiratorie croniche come BPCO o asma, possono sperimentare peggioramenti della funzione polmonare anche in presenza di concentrazioni modeste di irritanti aerei.

Le persone con allergie respiratorie o sensibilità chimiche multiple riferiscono spesso reazioni immediate all’accensione di candele profumate: bruciore agli occhi, irritazione nasale, tosse secca, senso di oppressione toracica. Questi sintomi, pur essendo soggettivi e variabili, rappresentano segnali concreti di una reazione dell’organismo a sostanze percepite come irritanti.

Come riconoscere una candela potenzialmente problematica

La trasparenza delle etichette nel settore delle candele lascia molto a desiderare. A differenza di alimenti o cosmetici, dove la dichiarazione degli ingredienti è obbligatoria e regolamentata, le candele profumate non sono soggette agli stessi standard. Molti produttori si limitano a indicazioni generiche come “cera”, “profumazione” o “fragranza”, senza specificare l’origine né la composizione chimica dettagliata.

Esistono però alcuni segnali visivi e olfattivi che possono aiutare a identificare prodotti potenzialmente problematici, anche in assenza di informazioni complete sull’etichetta. La cera di paraffina tende a essere estremamente bianca o, quando colorata, presenta tonalità molto intense e uniformi, spesso con una finitura lucida innaturale. Le cere naturali, al contrario, hanno colorazioni più tenui e irregolari: la cera di soia è tipicamente color crema, la cera d’api varia dal giallo pallido all’ambrato, la cera di cocco appare bianca ma con una texture più opaca e cremosa.

L’odore a freddo fornisce un’altra indicazione preziosa. Una candela che emana un profumo estremamente intenso prima ancora di essere accesa probabilmente contiene fragranze sintetiche in concentrazioni elevate. Gli oli essenziali naturali, pur essendo profumati, hanno un’intensità più contenuta quando la candela è spenta, e il loro aroma si sviluppa pienamente solo durante la combustione.

Lo stoppino merita un’attenzione particolare. I modelli di qualità utilizzano stoppini in cotone puro al 100%, non trattati chimicamente. Alcuni produttori di fascia bassa impiegano stoppini con anima metallica, più rigidi e apparentemente più stabili. In passato, molti di questi contenevano piombo, un metallo altamente tossico che veniva rilasciato nell’aria durante la combustione. Sebbene l’uso del piombo negli stoppini sia stato vietato in molti paesi, inclusa l’Unione Europea e gli Stati Uniti, prodotti importati da aree con regolamentazioni meno stringenti potrebbero ancora presentare questo rischio.

Il comportamento della fiamma durante la combustione offre ulteriori indizi. Una candela di qualità produce una fiamma stabile, di dimensioni contenute, con una luminosità costante e senza fumo visibile. Se la candela produce fumo nero, fuliggine che si deposita sul contenitore o sulle superfici circostanti, o se la fiamma è eccessivamente alta e tremolante, si tratta di segnali di combustione incompleta, tipica di cere di bassa qualità o di profumazioni sintetiche troppo concentrate.

Le alternative naturali: caratteristiche e benefici reali

La crescente consapevolezza sui rischi potenziali delle candele tradizionali ha alimentato lo sviluppo di un mercato di alternative naturali. Tre materiali hanno conquistato una posizione di rilievo: la cera di soia, la cera d’api e la cera di cocco.

La cera di soia è ricavata dall’olio di semi di soia attraverso un processo di idrogenazione. È completamente vegetale, biodegradabile e rinnovabile. La sua combustione è notevolmente più pulita rispetto alla paraffina: produce meno fuliggine, genera una quantità minima di fumo e rilascia nell’aria un profilo di emissioni significativamente più sicuro. Inoltre, la cera di soia ha un punto di fusione più basso, il che significa che brucia più lentamente, garantendo una durata maggiore a parità di quantità di cera impiegata.

Un aspetto importante da considerare è la purezza del materiale. Alcune candele dichiarate “a base di soia” contengono in realtà una miscela di soia e paraffina, vanificando molti dei benefici. È fondamentale verificare che l’etichetta specifichi “100% cera di soia” e, preferibilmente, che provenga da coltivazioni non OGM.

La cera d’api rappresenta l’opzione più antica e tradizionale. Prodotta naturalmente dalle api per costruire i favi, questa cera ha proprietà uniche. Durante la combustione, rilascia piccole quantità di ioni negativi che hanno la capacità di legarsi a particelle di polvere, pollini e altri inquinanti presenti nell’aria, facendoli precipitare e contribuendo così a purificare l’ambiente. Questo fenomeno rende le candele in cera d’api particolarmente indicate per chi soffre di allergie o sensibilità respiratorie.

La fiamma prodotta dalla cera d’api è estremamente stabile e luminosa, con una tonalità calda che molti considerano superiore dal punto di vista estetico. La combustione è lentissima, rendendo le candele d’api tra le più durevoli in assoluto. Lo svantaggio principale è il costo: la cera d’api è significativamente più costosa rispetto alle alternative vegetali, riflettendo sia la complessità della produzione sia il valore del lavoro delle api.

La cera di cocco è l’opzione più recente nel panorama delle cere naturali. Derivata dall’olio di cocco raffinato, ha una texture morbida e cremosa che la rende eccellente per trattenere e diffondere uniformemente gli oli essenziali. Brucia a una temperatura leggermente inferiore rispetto ad altre cere, il che contribuisce a una distribuzione delicata e continua del profumo nell’ambiente.

Molti produttori di candele naturali di alta gamma utilizzano blend di queste cere, combinando le proprietà di ciascuna per ottenere risultati ottimali. Una miscela comune è quella di soia e cocco, che unisce la pulizia di combustione della prima con la capacità di diffusione aromatica della seconda.

Il ruolo degli oli essenziali

Quando si parla di candele naturali, la distinzione tra fragranze sintetiche e oli essenziali puri è fondamentale. Non si tratta solo di una questione di sicurezza, ma anche di efficacia. Gli oli essenziali sono concentrati aromatici estratti da piante attraverso distillazione o spremitura, e contengono centinaia di composti chimici naturali con proprietà biologicamente attive.

L’inalazione di oli essenziali può influenzare direttamente il sistema limbico, la parte del cervello responsabile delle emozioni, della memoria e delle risposte fisiologiche automatiche. L’olio essenziale di lavanda contiene linalolo e linalil acetato, composti che hanno dimostrato di ridurre l’attività del sistema nervoso simpatico, promuovendo uno stato di rilassamento e facilitando il sonno.

Gli oli essenziali di agrumi – limone, arancio dolce, bergamotto – sono ricchi di limonene, un terpene con documentate proprietà di miglioramento dell’umore e della concentrazione. L’eucalipto e il tea tree contengono eucaliptolo e terpinen-4-olo, composti con proprietà antimicrobiche e decongestionanti. L’inalazione di questi oli può supportare la funzione respiratoria, risultando particolarmente utile durante i mesi invernali.

È importante sottolineare che questi effetti sono documentati per oli essenziali puri e di qualità certificata. Le “essenze aromatiche” o “fragranze ispirate alla natura” vendute a basso costo sono generalmente ricostruzioni sintetiche che imitano l’odore ma non possiedono le proprietà chimiche e terapeutiche degli oli naturali. Le etichette più affidabili riportano il nome botanico completo della pianta, l’origine geografica e il metodo di estrazione.

Criteri pratici per una scelta consapevole

Tradurre queste conoscenze in criteri di acquisto concreti significa valutare alcuni elementi chiave:

  • Lo stoppino deve essere in cotone al 100%, preferibilmente non trattato chimicamente e privo di anime metalliche
  • La composizione della cera deve essere chiaramente indicata e di origine singola: soia 100%, cocco puro, cera d’api grezza, o blend dichiarati con percentuali precise
  • La profumazione dovrebbe provenire esclusivamente da oli essenziali puri, con indicazione dei nomi botanici
  • I coloranti, se presenti, dovrebbero essere di origine naturale o minerale
  • Il packaging e la comunicazione del brand offrono indizi sulla serietà del produttore

Il prezzo può essere un indicatore, anche se non infallibile. Le cere naturali, gli oli essenziali puri e i processi artigianali hanno costi di produzione significativamente superiori rispetto alla paraffina e alle fragranze sintetiche. Una candela naturale di qualità avrà inevitabilmente un prezzo più elevato rispetto a una candela commerciale standard.

Un nuovo approccio alla ritualità domestica

Cambiare prospettiva sulle candele significa ripensare il loro ruolo nella vita quotidiana. Non più semplici oggetti decorativi, ma elementi integranti della qualità dell’aria domestica e del benessere complessivo. Questo cambio di mentalità si inserisce in un movimento più ampio verso la consapevolezza ambientale e la riduzione dell’esposizione a sostanze chimiche non necessarie negli spazi abitativi.

Le candele naturali durano mediamente più a lungo delle equivalenti in paraffina, compensando almeno parzialmente il maggiore investimento iniziale. La combustione più lenta e pulita significa meno sprechi, meno residui, meno necessità di pulizia delle superfici circostanti. La fiamma stabile e la diffusione graduale degli aromi creano un’esperienza sensoriale qualitativamente superiore, trasformando l’accensione di una candela in un vero e proprio rituale di cura dello spazio e di sé stessi.

Nel contesto domestico moderno, dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo in ambienti chiusi, la qualità dell’aria indoor assume un’importanza fondamentale per la salute. Le candele possono essere alleate preziose nel creare atmosfere accoglienti e benefiche, oppure possono diventare fonti silenziose di inquinamento. La differenza sta nelle scelte che compiamo come consumatori, nella capacità di leggere oltre le etichette superficiali e di privilegiare sostanza rispetto all’apparenza. Accendere una candela naturale diventa così un gesto di consapevolezza, un modo concreto di prendersi cura della propria salute e di quella delle persone con cui condividiamo gli spazi, senza rinunciare al piacere di una fiamma tremolante e al conforto di un aroma avvolgente.

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