In sintesi
- 🎬 A Testa Alta – Il coraggio di una donna
- 📺 Canale 5, ore 21.20
- 🧑⚖️ Racconta la storia di Virginia Terzi, una preside di liceo interpretata da Sabrina Ferilli, la cui vita viene sconvolta dalla diffusione di un video intimo (revenge porn). La fiction affronta temi attuali come violenza digitale, bullismo online e giudizio sociale, mescolando dramma, thriller e denuncia sociale.
A Testa Alta – Il coraggio di una donna, Sabrina Ferilli, Canale 5 e il tema potentissimo del revenge porn arrivano stasera in prima serata con una delle fiction più attese del 2026, un mix di dramma sociale, giallo e tensione emotiva che punta dritto alla sensibilità del pubblico e al dibattito contemporaneo. Il debutto della serie diretta da Giacomo Martelli rompe il ghiaccio del nuovo anno televisivo Mediaset e mette al centro una figura femminile combattiva, tormentata, autentica.
Sabrina Ferilli torna protagonista in una storia urgentissima
Alle 21.20 su Canale 5 arriva il primo episodio di “A Testa Alta – Il coraggio di una donna”, una fiction che segna il ritorno di Sabrina Ferilli a un ruolo drammatico di grande spessore. Interpreta Virginia Terzi, preside stimata di un liceo di provincia, donna forte e brillante che vede la propria vita sgretolarsi nel giro di poche ore a causa di un video intimo rubato e diffuso online. Un caso di revenge porn che diventa detonatore di scandalo, pregiudizi, catene di sospetti e una spirale di giudizi feroci che travolgono famiglia, lavoro e progetti.
Il valore di questa serie sta anche nel modo in cui costruisce l’universo che circonda Virginia: dal figlio adolescente Rocco, interpretato dal giovanissimo Francesco Petit, alla sorella poliziotta Cecilia (Gioia Spaziani), passando per il marito Luigi, che ha il volto intenso di Fabrizio Ferracane. Intorno a lei vive una comunità che osserva, commenta, condanna. Il piccolo borgo sul lago non è solo scenografia: è un personaggio a sé, un microcosmo in cui le dinamiche sociali si fanno più claustrofobiche e lo sguardo collettivo pesa come un giudizio inappellabile.
Dal punto di vista narrativo, la forza della storia è proprio questa: raccontare come il mondo digitale e la provincia italiana possano essere alleati involontari nella distruzione di una reputazione, soprattutto se la vittima è una donna. Per gli appassionati di fiction italiane, è interessante anche cogliere le scelte registiche di Giacomo Martelli, che adotta un taglio semi-documentaristico, con inquadrature larghe tipiche del cinema europeo anni 2000 che schiacciano la protagonista sotto il peso dell’emergenza mediatica.
Perché A Testa Alta va vista: tematiche attuali, cast solido e atmosfere da thriller emotivo
La scrittura di Mizio Curcio, Andrea Nobile e Paolo Marchesini punta forte su revenge porn, bullismo digitale e doppia morale pubblica. È un racconto di resistenza femminile e di come la società spesso scelga la scorciatoia del giudizio, dimenticando l’empatia. E proprio qui “A Testa Alta” trova una delle sue chiavi più nerd e più interessanti: il progetto che dà il nome alla serie – un centro giovanile contro gli abusi digitali – diventa simbolicamente il paradosso perfetto. Virginia, paladina contro i rischi online, ne diventa vittima. Una scelta narrativa crudele ma potentissima.
Accanto a questo, la serie incastra una sottotrama teen non banale: Rocco, appassionato di scacchi, vive il primo amore per Nina (Lucia Balordi), una ragazza manipolata dal fidanzato Alex, figlio del sindaco. Una dinamica tossica che aggiunge un ulteriore livello di riflessione sulla violenza psicologica nelle giovani coppie. E non manca il versante giallo, con sospetti che cadono sul marito, su un costruttore ambiguo interpretato da Ninni Bruschetta e su chiunque possa aver avuto un movente per distruggere Virginia.
Il mix tra impegno sociale e struttura thriller è uno dei punti più riusciti, almeno sulla carta, e promette una visione tesa e partecipata. È televisione pop, sì, ma pop nel senso migliore: quella che alza la voce su temi urgenti e lo fa con un linguaggio accessibile.
- La recitazione di Sabrina Ferilli è uno dei motivi principali per sintonizzarsi: intensa, trattenuta, umanissima.
- Il cast di supporto è equilibrato e costruito con una cura rara nelle fiction generaliste.
Dal punto di vista culturale, “A Testa Alta” arriva in un momento in cui il tema del revenge porn è sempre più al centro del dibattito, sia sociale che legislativo. La serie non ha paura di affrontarlo frontalmente, evitando di edulcorare la violenza online e mettendo al centro la vergogna ingiusta che colpisce le vittime. E qui sta forse il suo lascito più prevedibile ma necessario: riportare l’attenzione su come il digitale amplifichi la crudeltà collettiva e su quanto servano educazione, ascolto e responsabilità sociale.
Dal punto di vista televisivo, inoltre, la serie si inserisce nella stagione della “guerra delle presidi” tra Mediaset e Rai, con Sabrina Ferilli che arriva prima di Luisa Ranieri e porta a casa un ruolo che potrebbe diventare iconico. E non è un caso che Mediaset scelga proprio questo titolo per aprire il 2026: è il tipo di racconto capace di dominare i trend social e accendere discussioni il giorno dopo.
Per chi ama le fiction italiane con un’anima, per chi cerca una storia che tenga insieme emozione e denuncia sociale, per chi segue con interesse i ritorni dei grandi nomi del nostro spettacolo, “A Testa Alta” è la scelta più forte della serata televisiva.
