Vedere un figlio giovane adulto che non riesce a trovare la propria strada nel percorso universitario o professionale rappresenta una delle sfide più complesse per un genitore. La sensazione di impotenza che si prova quando le parole di incoraggiamento sembrano cadere nel vuoto, quando ogni tentativo di dialogo si trasforma in un muro di silenzio o in una promessa mai mantenuta, genera frustrazione e preoccupazione. Eppure, dietro quella che appare come semplice svogliatezza, si nasconde spesso un disagio più profondo che richiede una lettura diversa della situazione.
Comprendere le radici della demotivazione
Prima di cercare soluzioni, è fondamentale chiedersi cosa stia realmente accadendo nella mente di vostro figlio. La generazione dei giovani adulti di oggi affronta pressioni che i genitori delle generazioni precedenti hanno sperimentato in forme diverse. L’iperconnessione digitale, l’esposizione costante ai successi altrui sui social media e un mercato del lavoro percepito come instabile creano un cocktail di ansia che può manifestarsi proprio attraverso la procrastinazione e l’evitamento.
Le ricerche più recenti confermano questa tendenza: un giovane su tre chiede supporto psicologico, con percentuali che arrivano al quaranta percento tra i figli di genitori separati. Il disagio giovanile è spesso legato a fattori come solitudine, isolamento sociale e cambiamenti nelle dinamiche familiari.
La procrastinazione non è pigrizia: è spesso un meccanismo di difesa contro la paura del fallimento. Quando un giovane adulto rimanda continuamente lo studio o evita di costruire un piano per il futuro, potrebbe in realtà stare comunicando: “Ho paura di non essere all’altezza”. Questa distinzione è cruciale perché cambia radicalmente l’approccio che un genitore dovrebbe adottare.
L’errore della motivazione estrinseca
Molti padri cercano di stimolare il figlio attraverso incentivi esterni: promesse di premi, minacce velate sulle conseguenze economiche, confronti con coetanei più “di successo”. Questo approccio raramente funziona nel lungo periodo e può anzi alimentare risentimento e ulteriore demotivazione. La ricerca in psicologia dell’apprendimento dimostra che la motivazione estrinseca produce risultati temporanei, mentre quella intrinseca – quella che nasce da un interesse genuino – è l’unica sostenibile nel tempo.
Il vostro compito non è spingere vostro figlio verso obiettivi che ritenete giusti per lui, ma aiutarlo a scoprire cosa lo accende davvero. Questo richiede un passo indietro emotivo difficile da compiere: accettare che il percorso che immaginavate per lui potrebbe non essere quello giusto. Gli studi sugli stili genitoriali dimostrano che un approccio autorevole, che bilancia supporto e autonomia, risulta più efficace nel favorire relazioni positive con i figli giovani adulti rispetto a stili autoritari o eccessivamente permissivi.
Costruire un dialogo autentico
La comunicazione efficace con un giovane adulto demotivato richiede di abbandonare il ruolo del “padre che sa cosa è meglio” per assumere quello del mentore curioso. Provate a fare domande aperte senza giudizio: “Cosa ti passa per la testa quando pensi al tuo futuro?” è più efficace di “Perché non studi come dovresti?”. Ascoltate per comprendere, non per rispondere, resistendo all’impulso di offrire soluzioni immediate. A volte vostro figlio ha solo bisogno di essere ascoltato.
Condividere le vostre vulnerabilità può fare la differenza. Raccontate i momenti in cui anche voi avete dubitato, avete avuto paura, vi siete sentiti persi. L’autenticità crea connessione e permette a vostro figlio di sentirsi meno solo nelle sue difficoltà. Anche se non concordate con le sue scelte, riconoscete la legittimità di ciò che prova: validare le sue emozioni non significa approvarle, ma semplicemente accettare che esistano.
Obiettivi chiari: un mito da sfatare
La società contemporanea è ossessionata dalla chiarezza degli obiettivi, ma questa aspettativa può essere paralizzante per un giovane adulto. Non tutti hanno vocazioni cristalline a vent’anni, e pretendere un piano di vita dettagliato può generare ulteriore ansia. Le ricerche sulle dinamiche familiari mostrano che i legami supportivi favoriscono l’indipendenza nei giovani adulti attraverso processi relazionali reciproci, senza imporre percorsi rigidi.

Piuttosto che insistere sulla definizione di obiettivi a lungo termine, aiutate vostro figlio a costruire micro-obiettivi raggiungibili. Completare un esame, dedicare due ore concentrate a un progetto, esplorare un’area di interesse attraverso un corso online: sono traguardi che creano momentum e autoefficacia. Questi piccoli successi costruiscono gradualmente la fiducia necessaria per affrontare sfide più grandi.
Il potere dell’autonomia controllata
Uno degli aspetti più delicati della genitorialità verso un giovane adulto è calibrare il giusto equilibrio tra supporto e autonomia. Se continuate a risolvere i suoi problemi o a proteggerlo dalle conseguenze delle sue scelte, state involontariamente minando la sua capacità di sviluppare resilienza. La propensione allo studio e l’indipendenza sono influenzate da fattori genetici e familiari, con famiglie che promuovono transizioni autonome ottenendo risultati migliori.
Provate a implementare quello che gli esperti chiamano “scaffolding educativo”: fornite una struttura di supporto progressivamente decrescente. Inizialmente potreste aiutarlo a organizzare un piano di studio settimanale insieme, poi limitarvi a dei check-in bisettimanali, fino a lasciare che gestisca autonomamente il suo percorso. Questo metodo responsabilizza gradualmente lo studente permettendogli di sviluppare competenze di autogestione.
Quando chiedere aiuto esterno
Se la demotivazione persiste nonostante i vostri sforzi, o se notate segnali preoccupanti come isolamento sociale prolungato, cambiamenti drastici nel sonno o nell’alimentazione, irritabilità costante, potrebbe essere necessario l’intervento di un professionista. I dati confermano che una percentuale significativa di giovani necessita di supporto psicologico per gestire disagio legato a solitudine e ansia. Un coach dell’apprendimento, un orientatore professionale o uno psicoterapeuta specializzato in giovani adulti può offrire strumenti che voi non avete.
Non considerate questo un fallimento come genitore: è invece un atto di saggezza riconoscere i limiti del proprio ruolo. A volte un giovane adulto ha bisogno di ascoltare certe verità da qualcuno che non sia emotivamente coinvolto nella sua vita, e questo può sbloccare dinamiche che in famiglia sembravano cristallizzate.
Ridefinire il successo
Forse la sfida più grande che dovete affrontare come padre è mettere in discussione le vostre stesse definizioni di successo e realizzazione. Il percorso lineare laurea-lavoro-carriera che magari ha funzionato per voi potrebbe non essere più il modello dominante. I giovani di oggi costruiscono spesso percorsi professionali ibridi, cambiano settori più volte, alternano formazione e lavoro in modi non convenzionali.
Vostro figlio potrebbe non diventare ciò che immaginavate, ma questo non significa che non troverà la sua strada verso una vita soddisfacente e produttiva. Il vostro ruolo è accompagnarlo in questa ricerca, non sostituirvi a lui nel trovarla. La motivazione autentica nasce quando una persona sente di avere controllo sulla propria vita e percepisce che ciò che fa ha senso per lei, non solo per chi la osserva. Lasciategli lo spazio per scoprire il suo personale significato di successo, anche se diverso dal vostro.
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