Quando ci troviamo davanti al banco frigo del supermercato, pronti a scegliere la mozzarella per la cena, ci imbattiamo in una giungla di simboli, bollini colorati e sigle che sembrano promettere qualità superiore. Ma siamo davvero sicuri di sapere cosa significano? La verità è che non tutti i marchi che vediamo sulle confezioni hanno lo stesso valore legale e le stesse garanzie per noi consumatori.
La differenza tra certificazioni ufficiali e semplici claim commerciali
Partiamo da un punto fondamentale: nel panorama delle mozzarelle esistono diverse certificazioni riconosciute dall’Unione Europea che garantiscono requisiti produttivi precisi e verificabili. Le principali sono la Mozzarella di Bufala Campana DOP (Denominazione di Origine Protetta), la Mozzarella STG (Specialità Tradizionale Garantita) e altre denominazioni con IGP (Indicazione Geografica Protetta). Tutto il resto appartiene a una categoria molto più nebulosa, quella dei marchi commerciali che possono essere creati liberamente dai produttori senza necessariamente rispondere a disciplinari rigorosi o controlli indipendenti.
Questa distinzione non è un dettaglio tecnico per addetti ai lavori, ma un elemento cruciale per fare acquisti consapevoli e ottenere realmente ciò per cui stiamo pagando. Il sistema delle certificazioni europee è regolamentato dal Regolamento UE 1151/2012, che stabilisce criteri stringenti per l’ottenimento e il mantenimento di questi riconoscimenti.
DOP, IGP e STG: cosa garantiscono davvero questi acronimi
La sigla DOP identifica un prodotto le cui caratteristiche sono legate in modo inscindibile al territorio di produzione. Nel caso della Mozzarella di Bufala Campana, questo significa che il latte proviene esclusivamente da allevamenti di bufale situati in zone specifiche delle province di Napoli, Caserta, Salerno, Benevento, oltre ad alcuni comuni del Lazio, Molise e Puglia precisamente indicati nel disciplinare. Il disciplinare DOP impone regole stringenti su alimentazione degli animali, tecniche di lavorazione, stagionatura e confezionamento.
La IGP garantisce che almeno una fase della produzione avvenga in una zona geografica determinata, offrendo una protezione territoriale anche se meno stringente rispetto alla DOP. Esistono diverse mozzarelle che godono di questa certificazione, ciascuna con le proprie specificità legate al territorio.
La STG, invece, non vincola la provenienza geografica ma tutela il metodo di produzione tradizionale. La Mozzarella STG, quando registrata secondo il disciplinare europeo, deve seguire una ricetta e procedure specifiche che ne preservano le caratteristiche organolettiche tradizionali, indipendentemente dal luogo di produzione. Anche qui parliamo di un disciplinare con obblighi precisi e verifiche da parte di organismi certificatori terzi.
I controlli fanno la differenza
Ciò che rende queste certificazioni davvero affidabili sono i controlli sistematici effettuati da enti esterni e indipendenti. I produttori DOP, IGP e STG vengono ispezionati regolarmente, i loro prodotti analizzati, e in caso di non conformità rischiano la revoca della certificazione. Si tratta di un sistema che offre garanzie concrete ai consumatori, basato su normative europee uniformi e trasparenti.
Il mondo parallelo dei bollini autogestiti
Accanto alle certificazioni ufficiali, il mercato è invaso da una miriade di bollini, loghi e simboli che possono facilmente ingannare chi non conosce le differenze. Alcuni riportano generiche diciture come “qualità garantita”, “prodotto selezionato” o “tradizione italiana”, spesso accompagnate da grafiche accattivanti che richiamano il tricolore o paesaggi bucolici.

Il problema? Questi marchi non sono soggetti a verifiche esterne e non devono rispettare disciplinari registrati presso le autorità europee. Possono essere creati dall’azienda stessa o da consorzi privati con regole interne che non sempre sono trasparenti o particolarmente stringenti. In pratica, possono dire molto o dire nulla.
Cosa può nascondersi dietro un bollino generico
Una mozzarella con un bollino commerciale potrebbe essere prodotta con latte proveniente da diverse regioni o addirittura da diversi paesi europei, senza che il consumatore ne sia davvero informato. Le tecniche di produzione potrebbero discostarsi da quelle tradizionali, includendo additivi o processi industriali che accelerano i tempi a discapito delle caratteristiche organolettiche.
Non significa necessariamente che si tratti di prodotti scadenti, ma semplicemente che non abbiamo garanzie verificabili su cosa stiamo effettivamente acquistando. La trasparenza non è garantita da un sistema di controllo pubblico come avviene per le certificazioni ufficiali.
Come orientarsi nella scelta: strumenti pratici
Per non cadere in tranelli marketing e fare scelte informate, il primo accorgimento è cercare le sigle ufficiali: DOP, IGP e STG sono sempre accompagnate dal logo europeo, un simbolo giallo e rosso o giallo e blu facilmente riconoscibile che garantisce l’autenticità della certificazione. Altrettanto importante è leggere attentamente l’etichetta, perché secondo il Regolamento UE 1169/2011, la provenienza del latte deve essere indicata obbligatoriamente. Se trovate scritto “latte UE” o “latte UE e non UE” significa che può provenire da qualunque paese.
Conviene sempre diffidare dei bollini troppo generici: se un simbolo non riporta riferimenti a enti certificatori o disciplinari precisi, probabilmente è solo uno strumento promozionale. Anche il prezzo può dire molto: una mozzarella con certificazione DOP, IGP o STG avrà un costo superiore giustificato dai controlli e dai vincoli produttivi. Se il prezzo è troppo basso per una presunta “qualità superiore”, è lecito dubitare. L’Unione Europea mantiene registri pubblici dove sono elencati tutti i prodotti certificati, facilmente consultabili per verificare l’autenticità di una denominazione.
L’importanza della consapevolezza d’acquisto
Comprendere cosa si cela dietro simboli e bollini non significa diventare diffidenti verso qualsiasi prodotto, ma sviluppare quella competenza critica che ci permette di valutare realmente cosa stiamo portando in tavola. Le certificazioni ufficiali esistono proprio per tutelare noi consumatori e i produttori onesti che investono in qualità e trasparenza.
Il sistema europeo delle denominazioni protette rappresenta uno dei più avanzati al mondo in termini di tutela del consumatore e valorizzazione delle tradizioni alimentari. Ogni volta che acquistiamo una mozzarella facendo attenzione a questi dettagli, non solo scegliamo meglio per noi stessi e le nostre famiglie, ma sosteniamo anche un modello produttivo che valorizza territorio, tradizione e qualità verificata.
Il potere del consumatore informato è straordinario e può davvero fare la differenza nel rendere il mercato più trasparente e onesto. La prossima volta che vi troverete davanti al banco frigo, saprete esattamente cosa cercare: non solo un bollino colorato, ma la garanzia concreta di un prodotto controllato e certificato secondo standard europei rigorosi.
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