Quando acquistiamo una confezione di grissini per i nostri bambini, ci aspettiamo di portare a casa un prodotto semplice, genuino e facilmente riconoscibile. Eppure, basta soffermarsi qualche minuto davanti allo scaffale del supermercato per rendersi conto che le denominazioni di vendita utilizzate sui pacchetti possono creare più confusione che chiarezza. Nomi evocativi, aggettivi rassicuranti e immagini bucoliche spesso accompagnano prodotti con composizioni molto diverse tra loro, rendendo più difficile per i consumatori compiere scelte realmente informate.
Il problema delle denominazioni generiche e fantasiose
La normativa europea prevede che ogni prodotto alimentare riporti una denominazione di vendita che identifichi la natura reale dell’alimento e non induca in errore il consumatore su caratteristiche come composizione, metodo di fabbricazione o origine. Questa denominazione deve essere chiara, precisa e facilmente comprensibile.
Nel caso dei grissini, però, questa regola viene spesso interpretata in modo molto ampio: la legge consente l’uso di denominazioni usuali o descrittive e di indicazioni facoltative di fantasia, purché non ingannevoli. Questo fa sì che sulla parte frontale emergano spesso termini evocativi che non forniscono indicazioni precise sugli ingredienti né sui processi produttivi utilizzati.
Espressioni come “grissini fragranti”, “sfiziosi bastoncini”, “grissini della tradizione” oppure “stuzzichini croccanti” possono comparire sulle confezioni senza un obbligo specifico di riportare in etichetta frontale se si tratta di prodotti realizzati con olio extravergine d’oliva o con altri grassi vegetali, se contengono lievito madre o lieviti diversi, o se sono ottenuti con lavorazioni artigianali oppure con processi industriali ad alta velocità . Queste informazioni, per legge, devono comparire nell’elenco ingredienti e nella tabella nutrizionale, ma non sono obbligatoriamente riportate nella denominazione di vendita.
Perché la denominazione dovrebbe dirci di più
I grissini possono sembrare tutti uguali, ma la realtà produttiva è molto eterogenea. Esistono grissini realizzati secondo ricette tradizionali come il grissino stirato torinese, riconosciuto come prodotto agroalimentare tradizionale dal Ministero dell’Agricoltura, a base di farine di frumento, olio extravergine d’oliva, sale e lievito, con lavorazioni lente e manuali. All’estremo opposto troviamo prodotti industriali che utilizzano grassi vegetali economici, talvolta oli tropicali come l’olio di palma, e che possono contenere emulsionanti, agenti lievitanti e correttori di acidità per standardizzare il prodotto.
Dal 2011, la dicitura generica “oli e grassi vegetali” non è più sufficiente: è obbligatorio indicare la specifica origine vegetale, proprio per migliorare la trasparenza verso il consumatore. Questa norma è stata introdotta per permettere scelte più consapevoli, dato che l’uso sistematico di grassi ricchi di acidi grassi saturi e di elevati contenuti di sale può contribuire, nel lungo periodo, a un’alimentazione meno salutare.
Le linee guida nutrizionali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandano di limitare l’apporto di acidi grassi saturi a meno del 10% dell’energia totale giornaliera e di ridurre l’assunzione di sale a meno di 5 grammi al giorno per gli adulti, con limiti proporzionalmente più bassi per i bambini. I prodotti da forno salati e gli snack risultano tra le principali fonti nascoste di sodio e grassi nella dieta infantile, accanto a pane, salumi e formaggi.
Gli ingredienti nascosti dietro le parole
Quando una confezione riporta semplicemente “grissini” o utilizza denominazioni creative senza ulteriori specificazioni tecniche, il consumatore è comunque tutelato dall’obbligo di etichettatura completa sul retro. La lista ingredienti deve riportare tutti gli ingredienti in ordine decrescente di peso, e la tabella nutrizionale deve indicare il contenuto di grassi totali, grassi saturi e sale per 100 grammi di prodotto.
Questa operazione di controllo viene spesso trascurata per mancanza di tempo o per la fiducia riposta in un packaging accattivante. Numerose ricerche dimostrano che molti acquirenti si soffermano soprattutto sulla parte frontale dell’imballaggio e leggono meno spesso retro-etichetta e tabelle nutrizionali. Scopriamo così che dietro l’immagine di spighe dorate e mulini a vento possono celarsi oli tropicali come olio di palma o burro di palma, utilizzati in molti prodotti da forno per motivi tecnologici e di costo. Dopo le valutazioni dell’EFSA del 2016 sulle sostanze contaminanti processuali, molti produttori hanno ridotto l’uso di olio di palma, ma l’impiego di oli vegetali ricchi in grassi saturi resta possibile e deve essere dichiarato.

Altri elementi critici sono le quantità di sale elevate: diversi monitoraggi nutrizionali su campioni di cracker e grissini industriali in Italia hanno documentato contenuti di sale che possono superare i 1,5-2 grammi per 100 grammi di prodotto, quando le linee guida pediatriche raccomandano di limitare fortemente l’uso di alimenti salati nei bambini. Troviamo anche additivi emulsionanti come mono e digliceridi degli acidi grassi che migliorano consistenza e conservazione, allontanando però il prodotto dalla formulazione tradizionale più semplice, e aromi aggiunti che conferiscono note di gusto più intense senza che ciò corrisponda necessariamente all’uso di ingredienti di pregio in quantità significative.
La tutela passa dalla trasparenza informativa
Come genitori e consumatori, abbiamo il diritto di sapere esattamente cosa stiamo acquistando. Il principio di pratiche leali di informazione stabilisce che le informazioni sugli alimenti non devono essere fuorvianti, soprattutto in merito alle caratteristiche dell’alimento, alla sua natura, alla composizione e al metodo di produzione.
Un grissino realizzato con olio extravergine d’oliva può valorizzare tale ingrediente sulla parte frontale, ma la menzione “all’olio extravergine di oliva” deve essere coerente con la reale presenza dell’ingrediente, e la percentuale deve essere indicata quando questo ingrediente è messo in evidenza con parole o immagini. Un prodotto che utilizza altri grassi vegetali non può suggerire, attraverso immagini o claims, un contenuto predominante di olio extravergine se questo è presente solo in quantità marginali.
Diversi procedimenti sanzionatori hanno richiamato produttori di alimenti da forno per etichette e pubblicità ritenute idonee a ingannare il consumatore proprio su questi aspetti. Alcuni produttori, fortunatamente, hanno scelto la strada della trasparenza completa, indicando in modo ben visibile già in etichetta frontale la tipologia di grassi utilizzati, il contenuto di sale per porzione e l’eventuale assenza di additivi.
Come orientarsi nella scelta quotidiana
Mentre il legislatore discute l’introduzione di schemi nutrizionali sintetici armonizzati a livello europeo, possiamo adottare alcuni accorgimenti pratici per proteggere la salute dei nostri bambini. È importante diffidare delle denominazioni troppo generiche o eccessivamente creative che non descrivono con chiarezza la natura del prodotto e verificare sempre che quanto promesso in fronte sia coerente con la lista ingredienti. Controllare attentamente l’elenco ingredienti completo è fondamentale, prestando particolare attenzione al tipo di grassi utilizzati e alla loro posizione nella lista, che riflette l’ordine decrescente di quantità .
Esaminare la tabella nutrizionale per il contenuto di sale è altrettanto cruciale: per i prodotti da forno salati, valori oltre 1,5 grammi per 100 grammi sono considerati elevati dalle linee guida nutrizionali. Preferire grissini con liste ingredienti brevi e comprensibili, dove compaiono principalmente farina, acqua, olio extravergine d’oliva, lievito e sale, senza un numero elevato di additivi o aromi, rappresenta la scelta migliore. Non esitiamo inoltre a segnalare alle associazioni dei consumatori o alle autorità competenti denominazioni o immagini potenzialmente fuorvianti rispetto alla reale composizione.
Il ruolo attivo del consumatore informato
L’industria alimentare risponde alle richieste del mercato. Studi di marketing alimentare mostrano che una domanda crescente di prodotti percepiti come più salutari e trasparenti spinge le aziende ad adeguare le ricette e a migliorare la chiarezza delle informazioni in etichetta.
Se iniziamo a premiare sistematicamente i produttori trasparenti e a ridurre l’acquisto di prodotti con informazioni poco chiare, contribuiamo a orientare l’offerta verso grissini e prodotti da forno più semplici e nutrizionalmente adeguati. La nostra responsabilità come genitori diventa una forma di tutela attiva della salute dei nostri figli, coerente con le raccomandazioni delle linee guida nutrizionali per l’infanzia che invitano a limitare il consumo di snack salati e altamente processati. I grissini possono tornare ad essere ciò che sono nella migliore tradizione italiana: un prodotto semplice, con pochi ingredienti di qualità e facilmente riconoscibile. Spetta anche a noi consumatori richiederlo, iniziando dalla lettura critica delle etichette e dalla scelta consapevole di prodotti che rispettano le regole di trasparenza e correttezza dell’informazione al consumatore.
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