È normale avere un figlio preferito? Ecco cosa dice la psicologia

Se state leggendo questo articolo con un pizzico di ansia nello stomaco, probabilmente fate parte di quella maggioranza silenziosa che si porta dietro un segreto inconfessabile. Quel tipo di segreto che al massimo condividerete con la vostra migliore amica, dopo il terzo spritz, giurando solennemente che non ne parlerà mai con nessuno. Il segreto? Avete un figlio preferito. E molto probabilmente si tratta del primogenito.

Prima di chiudere questa pagina terrorizzati dall’idea che qualcuno possa leggere nei vostri pensieri più nascosti, fermatevi un attimo. Perché la scienza ha delle notizie interessanti per voi: non siete mostri. Siete normalissimi. E soprattutto, siete in ottima compagnia.

I Numeri Che Fanno Sentire Meno Soli

Katherine Conger, ricercatrice dell’Università della California, ha condotto uno studio che ha tolto un peso enorme dalle spalle di milioni di mamme e papà. Il risultato? Il settanta percento dei genitori ammette di avere preferenze verso uno dei propri figli. Avete capito bene: settanta percento. Praticamente sette famiglie su dieci.

Non stiamo parlando di genitori disfunzionali o di situazioni patologiche. Stiamo parlando di persone normalissime che preparano colazioni equilibrate, controllano i compiti e si preoccupano che i figli abbiano messo la sciarpa quando fa freddo. Persone che amano tutti i loro figli, ma che trovano più naturale relazionarsi con uno piuttosto che con un altro.

L’American Psychological Association ha voluto vederci chiaro e ha analizzato trenta studi diversi su quasi ventimila partecipanti, pubblicando i risultati sulla rivista scientifica Psychological Bulletin. La conclusione? Il favoritismo genitoriale esiste, è documentato, è studiato ed è influenzato da una serie di fattori complessi come la personalità, il genere e l’ordine di nascita.

Perché Proprio il Primogenito?

Pensate alla vostra prima grande responsabilità. Che sia stata la prima macchina, il primo appartamento o il primo animale domestico, ricorderete sicuramente l’intensità emotiva di quella fase. L’ansia mista all’eccitazione, la curva di apprendimento ripidissima, l’attenzione maniacale per ogni dettaglio. Quella prima esperienza crea un legame particolare, diverso da tutto quello che viene dopo.

I primogeniti sono esattamente questo: il primo grande esperimento genitoriale. E gli studi norvegesi hanno confermato che ricevono una quantità di impegno affettivo e attenzione statisticamente superiore rispetto ai fratelli successivi. Non perché i genitori amino di più, ma perché con loro imparano tutto da zero. Ogni pianto è un enigma da decifrare, ogni febbre scatena ricerche notturne su internet, ogni traguardo diventa una celebrazione epocale.

Barbara Howard della Johns Hopkins University ed Ellen Weber Libby, autrice del libro The Favorite Child, spiegano che questo fenomeno non riflette la quantità di amore ma piuttosto dinamiche inconsce e modelli comportamentali acquisiti durante quella prima, intensa fase di apprendimento genitoriale.

Quando La Scienza Mette Un Nome Alle Vostre Paure

Gli psicologi hanno un termine tecnico per descrivere tutto questo: si chiama Trattamento Parentale Differenziale. E no, non è una diagnosi terrificante che vi farà finire su qualche talk show pomeridiano. È semplicemente il riconoscimento scientifico che i genitori possono amare equamente tutti i figli ma trattarli diversamente.

Pensateci un attimo: vi comportate allo stesso identico modo con tutti i vostri amici? Ovviamente no. Con alcuni siete spontanei e irriverenti, con altri più riflessivi e cauti. Con alcuni condividete la passione per le serie tv, con altri fate lunghe camminate parlando di filosofia. Questo non significa che apprezziate qualcuno meno di altri, significa semplicemente che le persone sono diverse e le relazioni si costruiscono su compatibilità specifiche.

Lo stesso principio vale nelle famiglie. Un genitore introverso e riflessivo potrebbe trovarsi naturalmente più in sintonia con un figlio tranquillo che ama leggere, mentre potrebbe fare più fatica con un altro figlio iperattivo che vuole giocare a calcio ogni secondo libero. Non è questione di amore. È questione di compatibilità temperamentale.

I Vostri Figli Lo Sanno Benissimo

Ecco la parte scomoda che nessun genitore vuole sentirsi dire: i vostri figli sono molto più perspicaci di quanto crediate. Le ricerche dimostrano che bambini e ragazzi rilevano queste disparità con un’accuratezza quasi chirurgica, indipendentemente da quanto i genitori cerchino di mascherarle.

Ricordate quando da piccoli sapevate perfettamente che la mamma aveva nascosto i biscotti nell’armadietto in alto, anche se lei giurava di non averne comprati? Ecco, funziona allo stesso modo. I bambini hanno antenne finissime per captare le sfumature emotive, i toni di voce leggermente diversi, il mezzo secondo in più di esitazione prima di un complimento.

Il giornalista Jeffrey Kluger ha scritto approfonditamente sull’esperienza del figlio non preferito, descrivendo come i secondogeniti spesso percepiscano questa disparità in modo particolarmente acuto. E le conseguenze possono essere significative: problemi di autostima che si trascinano negli anni, tensioni tra fratelli che durano decenni, relazioni familiari complicate che persistono fino all’età adulta.

Essere Il Preferito È Una Fortuna?

Prima che i primogeniti si mettano comodi pensando di aver vinto alla lotteria della vita, arriva la doccia fredda. Gli studi mostrano che i figli preferiti sperimentano livelli più alti di ansia, depressione e tensione legati alle aspettative.

Essere il favorito significa portare il peso di aspettative sproporzionate. Significa sentire la pressione di dover essere sempre all’altezza, di non poter mai deludere, di dover giustificare quella preferenza implicita con performance costanti. È come essere nominati dipendente del mese per dodici mesi consecutivi: prima o poi vi viene l’ansia da prestazione.

Con quale figlio ti senti più in sintonia?
Primogenito
Secondogenito
Ultimo arrivato
Cambia nel tempo

Inoltre, i figli preferiti spesso sviluppano sensi di colpa nei confronti dei fratelli, percependo anche loro il trattamento differenziale e sentendosi responsabili di una situazione che non hanno creato né possono controllare.

Come Gestire Tutto Questo Con Intelligenza Emotiva

Arriviamo al punto cruciale, quello che fa davvero la differenza tra una preferenza che danneggia e una preferenza gestita con intelligenza emotiva: la consapevolezza.

Il problema vero non è avere una preferenza. Il problema è negarla così strenuamente da non riuscire poi a compensare con azioni concrete. Gli esperti sono unanimi su questo punto: quello che conta davvero non è l’esistenza della preferenza emotiva in sé, ma come i genitori gestiscono questi sentimenti per garantire che tutti i figli si sentano amati e valorizzati equamente.

Barbara Howard suggerisce quello che definisce paritarietà consapevole: riconoscere internamente la preferenza ma agire deliberatamente per garantire equità. Questo significa fare uno sforzo cosciente per passare tempo di qualità con il figlio con cui la connessione è meno immediata. Significa celebrare i successi di tutti con lo stesso entusiasmo genuino. Significa ascoltare con la stessa attenzione, anche quando la conversazione richiede più energia.

C’è qualcosa di profondamente liberatorio nel dare finalmente un nome a questa realtà. Per generazioni, milioni di genitori si sono portati dietro questa colpa segreta, questo senso di inadeguatezza, questa paura di essere scoperti come genitori imperfetti. Ma ecco la verità scomoda e liberatoria allo stesso tempo: siete umani. Avete temperamenti, preferenze, compatibilità naturali.

Primo passo concreto: osservatevi con onestà, senza giudizio. Con quale figlio trovate più facile relazionarvi? Perché? Cosa scatta automaticamente in voi quando interagite? Questa auto-analisi non serve per colpevolizzarvi ulteriormente, ma per capire dove concentrare gli sforzi di compensazione.

Secondo: create momenti uno-a-uno con ciascun figlio. Non attività forzate o artificiose che puzzano di senso del dovere a un chilometro di distanza, ma spazi genuini dove possano emergere connessioni autentiche. Magari scoprite che vostro figlio, quello con cui faticate di più nel quotidiano caotico, diventa una compagnia meravigliosa quando andate insieme a prendere il gelato o a fare una passeggiata.

Terzo: monitorate i vostri comportamenti concreti, non i sentimenti. I sentimenti sono difficili da controllare, le azioni molto meno. Fate lo stesso numero di foto di tutti i figli? Celebrate i loro successi con lo stesso calore? Ascoltate con la stessa attenzione quando vi raccontano la loro giornata? Questi sono aspetti misurabili e modificabili.

L’Autenticità Come Valore Fondamentale

Forse il messaggio più importante che emerge da tutta questa ricerca è che l’autenticità emotiva conta infinitamente più della perfezione impossibile. I bambini non hanno bisogno di genitori perfetti che li amano tutti esattamente nella stessa misura, con la stessa intensità, nello stesso identico modo.

Hanno bisogno di genitori consapevoli, che riconoscono le proprie dinamiche interne e lavorano attivamente per garantire che ogni figlio si senta visto, apprezzato e amato per chi è veramente. Ellen Weber Libby suggerisce che le famiglie dove si può parlare apertamente di queste differenze, ovviamente con sensibilità e adattando la conversazione all’età dei figli, tendono a essere più sane e funzionali di quelle dove regna un silenzio forzato e innaturale.

Se siete arrivati fin qui trattenendo ancora il respiro per il senso di colpa, è il momento di lasciarlo andare definitivamente. La preferenza per il primogenito o per qualunque altro figlio non è un difetto caratteriale grave. Non è una patologia. Non è nemmeno un segno di cattiva genitorialità.

È una realtà psicologica documentata, studiata approfonditamente e compresa dagli esperti di dinamiche familiari. Una realtà che coinvolge la stragrande maggioranza dei genitori nel mondo, indipendentemente dalla cultura, dal livello socioeconomico o dal numero di figli.

Quello che fa realmente la differenza non è eliminare magicamente questa preferenza, operazione probabilmente impossibile e comunque non necessaria. La differenza la fa gestirla con intelligenza emotiva, consapevolezza autentica e un impegno attivo verso l’equità di trattamento.

I vostri figli non hanno bisogno che li amiate tutti esattamente allo stesso modo, con la stessa chimica emotiva immediata. Hanno bisogno che li amiate tutti abbastanza da fare lo sforzo consapevole di essere giusti, presenti e autentici con ciascuno di loro, rispettando le loro individualità. E questa, fortunatamente, è una cosa che potete assolutamente controllare.

Essere genitori non ha mai significato essere perfetti. Significa essere presenti, consapevoli e disposti a fare il lavoro difficile di guardarsi dentro con onestà brutale, anche quando quello che si vede non corrisponde perfettamente all’ideale romantico che avevamo immaginato prima di avere figli. E se il settanta percento dei genitori sperimenta una preferenza, significa che la stragrande maggioranza delle famiglie sta navigando esattamente queste stesse acque complicate. Non siete soli in questo viaggio, e va bene così.

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